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Saper valutare piastrelle di qualità significa essere esperto e conoscere almeno 10 requisiti fondamentali. I valori tecnici riportati nei cataloghi o sulle scatole, sono il frutto di test e prove di laboratorio eseguiti secondo le normative europee, note appunto con il marchio CEE.

Molto spesso, per la fretta di terminare i lavori in casa, o per approvvigionarsi la fornitura su di un cantiere nel minor tempo possibile, trascuriamo le prestazioni delle piastrelle riportate nei seguenti punti:

  1. Spessore;
  2. Durezza della superficie;
  3. Facilità di pulizia;
  4. Assorbimento di acqua;
  5. Resistenza alle macchie;
  6. Resistenza al gelo;
  7. Resistenza all'usura da calpestio;
  8. Resistenza all'abrasione profonda;
  9. Resistenza alla flessione;
  10. Resistenza all'attacco chimico.

Analizziamo in breve ognuno di essi.

Lo spessore serve per determinare se una piastrella è adeguata per essere impiegata per il rivestimento a parete o per la posa del pavimento. Ovviamente gli spessori minimi sono indicati per il rivestimento.

La durezza della superficie, ha una scala di valori compresa tra 1 e 10. Si ottiene con il test denominato Mhos. Il valore basso indica una scarsa durezza, mentre il massimo è cioè il n. 10 , indica la durezza come il diamante. La durezza misura la resistenza della piastrella a graffi, incisioni e scalfitture.

La facilità di pulizia, è la facilità nel rimuovere lo sporco generico con comuni detergenti. E' rappresentato in gradi: il grado 1 corrisponde alla rimozione di sporco immediato; il grado 2 corrisponde alla rimozione veloce; il grado 3 richiede un forte detergente.

L'assorbimento di acqua è la porosità della piastrella. L'acqua viene assorbita in relazione alla massa del materiale. La percentuale maggiore di porosità indica il maggior assorbimento dell'acqua.

La resistenza alle macchie ha una scala di valori compresa tra 1 e 5 ed in ordine decrescente, indica che 5 è la possibilità di rimuovere la macchia con acqua calda, 4 con detergente normale, 3 con detergente forte, 2 con solventi, ed infine 1, indica che non è stata rimossa.

La resistenza al gelo indica la dichiarazione di gelività. Il test viene eseguito con n. 100 cicli di gelo e disgelo della piastrella con temperature comprese tra i -5 ed i +5 gradi. Se non presentano distacchi, si può affermare e quindi dichiarare per iscritto, che la piastrella è ingeliva.

La resistenza all'usura da calpestio indica la resistenza all'abrasione (tipica appunto del calpestio). Il test si effettua sulla piastrella con macchine abrasive da 12 mila giri. La classificazione delle prove vanno da 1 a 5 ed a quest'ultimo grado corrisponde lo smalto più resistente.

La resistenza all'abrasione profonda è in estensione alla precedente in quanto quantifica il volume di materiale asportato dalla superficie, dopo 150 giri. Essa si esegue su superfici non smaltate.

La resistenza alla flessione è appunto la capacità della piastrella di resistere alla flessione. Le prove si eseguono con carichi disposti in mezzeria, cioè al centro. Sui cataloghi viene riportato un valore compreso tra 20 e 50. I valori compresi tra 35 e 38 indicano un buon grado di resistenza alla flessione.

La resistenza all'attacco chimico, infine, è la resistenza della superficie della piastrella sottoposta al contatto di acidi. La classifica è AA-A-B-C-D in cui la prima sigla indica che non vi sono effetti visibili, mentre l'ultima sigla e cioè la lettera D, indica che la superficie è stata completamente danneggiata.


arch. Enrico Mecheri

 
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Il Biomattone

 

Per le costruzioni, moltissimo tempo fa, sia portanti che di rivestimento, si impiegava esclusivamente il " mattone in laterizio ", ricavato dalla cottura di argille con quantità variabili di:

  • sabbia;
  • ossido di ferro; e
  • carbonato di calcio.

In generale, i laterizi sono pratici per la loro leggerezza, resistenza e facilità di lavorazione ed anche modesto costo rispetto agli altri materiali da costruzione, ancora alla base delle moderne tecniche delle opere edilizie.

 

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Nell'ultimo lustro, la ricerca e le prove di laboratorio, con la miscela della parte legnosa di canapa, acqua ed un legante a base di calce, ha sviluppato il biomattone, già largamente diffuso e utilizzato in Gran Bretagna e in Francia e presto prodotto e commercializzato in Italia. Esso si distingue per le sue proprietà tecniche isolanti e acustiche e non è portante. Principalmente impiegato come mattone pieno, può avere anche altre forme con alveoli, l'importante è che sia direttamente appoggiato su strutture intelaiate portanti quali l'acciaio, il calcestruzzo armato ed il legno.

A seconda del dosaggio della quantità di calce, il biomattone può essere confezionato per sopportare camminamenti, dotandolo di un certo grado di resistenza a compressione, ma il suo impiego ottimale è per la realizzazione di isolante sottotetti o muri di tompagno.

La presenza della canapa suddetta, è spiegata dal fatto che, tale pianta, ha capacità di assorbire grandi quantità di anidride carbonica (CO2) e di umidità nella fase di indurimento fino alla solidificazione. Il biomattone, rigido e leggero, ha l'ulteriore capacità di rilasciare l'umidità nell'aria, ottenendo permeabilità al vapore e comfort ambientale. La canapa è la pianta che produce più biomassa al mondo, dati statistici rivelano che  cresce in soli quattro mesi fino a quattro metri di altezza ed assorbe biossido di carbonio.

 

Per maggiori informazioni contattare:

 

www.equilibrium-bioedilizia.com

 

"e in verità, per quanto io conosco le più antiche costruzioni, oserei affermare senz'altro che in fatto di praticità costruttiva, sotto qualsiasi punto di vista, nessun materiale è più conveniente del mattone".                                                                  L. BATTISTA ALBERTI (da De re aedificatoria, libro II, cap. X).

 


 

Enrico Mecheri, architetto

 

 

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L’utilizzo appropriato dei chiodi

 

 

Diversi sono tipi i chiodi ed ognuno di essi ha un nome ed uso specifico. Impariamo a riconoscerli attraverso la seguente vignetta.

 

           disegno-vari-tipi-di-chiodi

 

1) Bullette a testa sfaccettata con gambo corto e sottile. Il loro utilizzo è per fissare il rivestimento in stoffa per poltrone, divani, ecc…

2) Chiodi con gambo a sezione quadrata forgiati a mano. Difficile trovarli in commercio e venivano impiegati per portoni e travi in legno.

3) Bullette a testa liscia molte usate per lavori di tappezzeria in stoffa.

4) Gruppini dette anche Punte di Parigi, con testa appena accennata e gambo di forma conica, con dimensioni a partire da 10 mm (millimetri). Si nascondano perfettamente con un po’ di stucco per legno, infatti sono molto impiegati per fissare i telai delle porte interne.

5) Gruppini in acciaio da usarsi su materiali molto compatti o legni duri.

6) Punte da muro in acciaio, utilizzate per il fissaggio dei battiscopa o zoccolino, ed hanno la caratteristica di un’ottima penetrazione nel cemento, con largo impiego nell’edilizia.

7) Chiodi in ferro per lavori di falegnameria con lunghezza fino a 60 mm. Essi se utilizzati su legno duro si piegano.

8) e 9) Semenze da calzolaio con gambo a sezione quadrata e testa larga, utilizzate per la riparazione delle suole della calzature ed hanno un rivestimento atto a prevenire l’ossidazione.

10) Chiodi sottili per lavori di falegnameria, spesso utilizzati con pistole a funzionamento pneumatico:

11) Cambrette con gambo a forma di U, impiegate per fissare reti metalliche a supporti di legno.

 

In ogni caso, per i meno esperti del “fai da te”, prima dell’acquisto dei suddetti chiodi, spesso venduti in confezione, è preferibile spiegare al rivenditore quale lavori in casa si intende fare ed in che modo.

 

Per maggiori informazioni contattare:

 

Brico Center 

Via Villanova, 29/4
Castenaso (BO)
Telefono:051/781730
Fax:051/6053022

www.bricocenter.it

 


 

arch. Enrico Mecheri

 

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